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qualcosa da rileggere 

Friendfeediana - Friendfeed for dummies

Di Gianluca Diegoli

Link al post originale

E' passato un anno e un po' da quando scrivevo di FriendFeed come un piccolo bar per le discussioni tra gli amici. Oggi quel bar è cresciuto, diciamo che è diventato un bar da aperitivo permanente (cit.), un posto che ha strane (per chi non lo frequenta, almeno - diciamo spannometricamente 2/3 dei lettori di questo blog, se non lo siete, potete evitare la lettura) regole e convenzioni. Eccole:

Si parla come si scrive, e non viceversa (come avviene invece su Facebook - niente tripli punti esclamativi, maiuscole, abbreviazioni da teen). Non ci crederete, ma discussioni sull'uso dell'accento al posto dell'apostrofo in "po'" possono ottenere anche 100 o 200 commenti. Alcuni avventori basano la loro partecipazione praticamente solo sul controllo ortografico puntiglioso di quello che scrivono gli altri, e sono pure delle friendfeedstar (almeno moralmente).

Gli avventori sono tendenzialmente radical-laico-liberal-antiliberisti (una buona parte delle discussioni verte sui travagli del PD, e sull'ironia dell'ironia dell'ironia (tendenzialmente). Chi la pensa diversamente viene considerato spesso ignorante troll, e spesso bloccato o ignorato. La funzione block serve a mantenere la purezza della specie della discussione (essendo le conversazioni di FF pubbliche, chiunque si può inserire, in teoria).

In quanto bar, sia pure digitale, mette in primo piano le relazioni consolidate tra i discutenti, ben sopra agli argomenti di discussione. Per esempio, in Friendfeed potete cominciare una discussione su semplici domande del tipo "come sono i sofficini Findus al gusto panna acida?" oppure, "mi si è ammaccato il MAC, cosa faccio", oppure "mi sto annoiando..." e ottenere una vasta gamma di commenti più o meno utili, basati sul desiderio di aiutare in qualche modo gli amici a uscire da questo problema insormontabile (nel terzo caso, soprattutto se siete donna, perché anche gli intellettuali broccolano, a modo loro). Pensate cosa succederebbe a lasciare certe domande su forum specializzati o meno: come minimo vi beccate un "read that fucking manual!" oppure del troll oppure degli "offtopic!" Potete farlo anche su Facebook, ma il numero di commenti sarà infinitamente inferiore (e l'aria di compatimento dei vostri amici sarà più elevata).

Gli avventori lavorano tutti nel settore new-media-social-web-tech-PR-qualcosa-manager/consultant/wannabeconsultant/student, con eccezioni, comunque nel settore delle professioni liberali. Il che vuol dire che se non lavorate in quel settore, potete ignorarlo tranquillamente. Se invece ci lavorate e non ci siete, siete out (sono serio, eh). Se conquisterete abbastanza crediti sociali con condivisione, segnalazioni, e un po' di like e commenti, altri vi aiuteranno nei momenti difficili (niente di nuovo, come il forum dei motociclisti o dei cicloturisti, ma più 2.0).

Per entrare dignitosamente in FF dovete buttare in condivisione almeno un account di un altro social oggetto (FB, da solo, non è ben accetto, meglio Flickr, un Tumblr, se non un blog) in cui potenzialmente cercate di diventare tought leader di settore. Questo non interessa al 99% delle persone, per cui probabilmente FF rimarrà per sempre un fenomeno di nicchia.

FF fin dall'inizio ha una sola mission, vincente: creare flame, risse e mob, con qualsiasi mezzo (ha fatto litigare perfino due tranquilloni come Goetz e Mantellini) Chi si ricorda IRC e Usenet vi trova una certa affinità. FF vi farà discutere e litigare all'infinito, per poi ovviamente lasciare ognuno sulle rispettive posizioni. I mezzi che usa sono estremamente sofisticati:

- Friend of friend: se un tuo amico interviene in una conversazione, questa conversazione ti sarà segnalata, e proverai un irresistibile desiderio di dire la tua.

- le conversazioni che virano verso il flame rimangono (indipendentemente dalla data di inizio) costantemente presentate davanti alle altre, quindi con effetto circolo virtuoso, o vizioso, e in tempo reale, con effetto chat. Spesso conversazioni carsiche riprendono quota dopo un po' di tempo.

- L'interfaccia è scarna al punto tale da rendere l'unica cosa attraente il commentare o il mettere un "like" (che ha lo stesso effetto diffusore di un commento, ma molto più veloce da scrivere)

gli avventori hanno la percezione di essere in numero paragonabile a quelli di Facebook (al di là di una innegabile superiorità intellettuale auto-confermata). Questo deriva dal fatto che FF è tutto tendenzialmente pubblico e ricercabile, e quindi tutto visibile, mentre in FB ognuno vede solo fino a dove arrivano i confini dei propri amici, quindi praticamente tutto invisibile. Il territorio di FF rispetto a FB potrebbe invece essere San Marino comparato all'Italia.
gli avventori credono che già il bar sia troppo pieno, e che non sia più quello di una volta, ecc. ecc.

in FF tutti pensano di avere qualcosa di unico da condividere, in continuazione, in pubblico. Questo facilita le nuove relazioni, in quanto hai sempre qualcosa di cui parlare e sparlare, in questo bar ("ehi, che foto hai fatto!" "grazie del link!"). Mentre in Facebook, tendenzialmente, ognuno parla e condivide solo con la propria cerchia di amichetti, in cui inserirsi è problematico, se non ti conosci da prima. Oppure attacchi bottone piuttosto al buio.

in FF ci sono alcune brand con account aziendali. A parte eccezioni, l'effetto bizzarro è un po' quello dei venditori che "vendono" ad altri venditori.

FF non è simmetrico, per cui, al contrario di FB (almeno in certa misura) ricrea (almeno in potenza) il fenomeno dei 1000 follower/100 following con formazione spontanea di Friendfeedstar (che in certi casi ricalcano le Blogstar, ma non sempre)

(...)

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Flannery O'Connor pearls

Flannery O'Connor: "una delle tendenze della nostra epoca è di usare la sofferenza dei bambini per screditare la bontà di Dio, e una volta screditata la sua bontà, aver chiuso il conto con lui."

 

Flannery O'Connor parla del "lettore cattolico medio" (in "La Chiesa e lo scrittore di narrativa", citato da "Nel territorio del diavolo"):

Se si arrivasse a snidare il lettore cattolico medio attraverso le paludi di "lettere al direttore" e altri luoghi dove esce per un attimo allo scoperto, ci si accorgerebbe che è più manicheo di quanto la Chiesa non gli permetta. Separando quanto più è possibile natura e grazia, ha ridotto la sua concezione del soprannaturale ad un pio cliché e ormai è capace di riconoscere la natura della letteratura in due sole forme: il sentimentale e l'osceno. Sembrerebbe prediligere la prima, pur essendo una vera autorità nella seconda, ma di solito la somiglianza tra le due gli sfugge. Dimentica che la sentimentalità è un eccesso, una deformazione del sentimento, più che altro nel senso di un'enfasi eccessiva sull'innocenza, e che l'innocenza, qualora eccessivamente enfatizzata, nella normale condizione umana tende - è legge di natura - a trasformarsi nel suo contrario. Con la Caduta abbiamo perso l'innocenza, e il nostro ritorno a quello stato avviene attraverso la Redenzione determinata dalla morte di Cristo e dal nostro lento parteciparvi. La sentimentalità, saltando a pié pari questo processo nella sua realtà concreta, è un approdo prematuro ad un illusorio stato di innocenza che evoca fortemente il suo contrario. D'altro canto la pornografia è essenzialmente sentimentale, poiché omette il legame tra il sesso e il suo scopo nudo e crudo, disgiungendolo dal significato che ha nella vita, tanto da farne semplicemente un'esperienza fine a se stessa.

(from a fan page for Mary Flannery O'Connor)

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I sette segreti per vivere felici

I consigli degli psicologi. «Non siete generosi e dolci? Recitate la parte»

Sette strategie per stare bene con se stessi e scoprirsi in armonia con il mondo. Ecco la ricetta (quasi) infallibile per la felicità, almeno stando ai consigli dei sette psicologi interpellati da Hannah Booth, giornalista del quotidiano britannico Guardian . Basta piangersi addosso, bisogna tirar fuori il coraggio e trovare una vocazione che vada oltre il proprio lavoro. Siate dolci, affettuosi e generosi o, almeno, immedesimatevi in queste emozioni proprio come un attore che si cala nella parte. E non disdegnate il pessimismo: aspettarsi il peggio aumenta le probabilità di raggiungere i propri obiettivi.

1. Siate positivi
Siate positivi, raccomanda Barbara Fredri­ckson, professoressa di psicologia all’uni­versità della Carolina del Nord. «Un atteg­giamento positivo vi rende più belli e più sani, perché favorisce l’abbassamento del­la pressione, minimizza il dolore, riduce l’incidenza delle malattie da raffreddamen­to, oltre a garantire una migliore qualità del sonno. Aumentate il numero di emozio­ni positive nell’arco della giornata, anche se effimere: una tira l’altra, come si suol di­re, e ben presto vi sentirete trascinare da una spirale ascendente di positività. Trova­te un momento di tempo per scoprire il la­to positivo in ogni situazione. Niente pia­gnistei ('Le mie storie finiscono sempre male'), né conclusioni avventate ('Non ce la farò mai a portare a termine questo pro­getto') e basta rimuginare senza sosta. Una qualsiasi distrazione salutare che possa ri­sollevarvi l’umore — una bella corsa o una nuotata — è sempre un’ottima scelta».

2. Siate ambiziosi
Siate coraggiosi, ammonisce Daniel Gilbert, professore di psicologia all’università di Har­vard. «Le ricerche dimostrano che siamo por­tati a rimpiangere le occasioni mancate mol­to di più delle azioni intraprese. Questo acca­de perché accettiamo più facilmente una mos­sa temeraria anziché un atteggiamento rinun­ciatario, e ci consoliamo ripensando all’inse­gnamento tratto dall’esperienza vissuta. Indu­giamo a soppesare le nostre possibilità quan­do invece dovremmo lanciarci in avanti. So­no infatti le minacce più temute alla nostra felicità — la perdita del lavoro o la fine di un matrimonio — a far scattare in noi le difese psicologiche (che favoriscono le sensazioni felici) molto di più rispetto ai fastidi da poco conto. La conseguenza paradossale è che tal­volta è più facile consolarsi per aver superato una situazione davvero drammatica che non una banale brutta esperienza. Eppure ben di rado siamo pronti a scegliere l’azione, e prefe­riamo optare per il nulla di fatto».

3. Rilassatevi e pensate
Meditate, dice Daniel Goleman, psicologo e scrittore del Massachusetts. «La meditazione ci aiuta a gestire più efficacemente la nostra reazione allo stress e a riprenderci più in fret­ta da eventi traumatizzanti. Qui sta la chiave della felicità. In una ricerca, alcune persone con incarichi di lavoro molto stressanti han­no seguito un corso di meditazione per otto settimane e al termine dell’esperimento han­no riferito di sentirsi più felici e di ricordarsi addirittura per quale motivo si appassionava­no al loro lavoro. Prima erano troppo stressa­te per rendersene conto. Anche i principianti possono trarre vantaggio dalla meditazione, ma ci vuol pratica. Ho trascorso una serata con Yongey Mingyur Rinpoche, il lama tibeta­no conosciuto come «l’uomo più felice della terra». Com’è arrivato a tanto? Con l’esercizio costante. Mi sono reso conto che si riprende­va rapidamente da contrasti e dissensi ed è su questa capacità di ripresa che la scienza cal­cola i parametri della felicità».

4. Fatevi del bene
Fatevi del bene, consiglia Paul Gilbert, professore di psicologia clinica all’univer­sità di Derby, in Gran Bretagna. «Dal mo­do in cui ci poniamo di fronte a noi stessi — adottando un atteggiamento benevolo o severo — dipende in larga misura il no­stro benessere, il senso di appagamento e la capacità di far fronte alle difficoltà. Se vi rimproverate qualcosa, fermatevi un attimo, respirate profondamente, ral­lentate i vostri ritmi e cercate di pensare alle vostre qualità migliori, come la gene­rosità, l’affetto, la dolcezza. Non importa che siate davvero dolci, affettuosi o gene­rosi, l’essenziale è che sappiate anche voi immedesimarvi in queste emozioni, co­me un attore che si cala nella parte». E conclude: «In un diario, annotate come si altera il vostro senso di autocritica quan­do eseguite questo esercizio. Solo allora rivolgete l’attenzione al problema da ri­solvere » .

5. Sfruttate i malumori
Sfruttate il pessimismo, propone Julie No­rem, professoressa di psicologia al Welle­sley College, nel Massachusetts. «I pessimi­sti stanno sulla difensiva e si aspettano sempre il peggio, sprecando preziose ener­gie mentali a figurarsi come potrebbero an­dar storte le cose. Ma nel far questo, hanno maggiori probabilità di raggiungere i loro obiettivi. È una tattica utile che raccoman­do a tutti. Immaginate che cosa possa an­dar di traverso in una situazione, studian­do accuratamente tutti i dettagli. Se vi sen­tite nervosi all’idea di parlare in pubblico, siate più specifici: che cosa vi spaventa, ar­meggiare con gli appunti o inciampare sui gradini del podio? Allora cercate immagina­re la tappa successiva: se lasciate cadere le carte, temete che qualcuno si metta a ride­re? Grazie a questa strategia, sarete in gra­do di spostare l’attenzione dalle emozioni ai fatti, e rifletterete su come evitare (o af­frontare) eventuali esiti negativi».

6. Trovate la vocazione
Trovate una vocazione, rilancia Jonathan Hai­dt, professore di psicologia all’università del­la Virginia. «Lavorate di meno, guadagnate di meno, accumulate di meno e dedicate invece più tempo alla famiglia, alle vacanze o altre attività gradevoli. Perseguite i vostri obiettivi ma ricordate: ciò che conta è il cammino, non il risultato. Se il lavoro che svolgete non ha nulla a che vedere con la vostra vocazione, perché non tentate di impostarlo in modo che vi appaia qualcosa di più di un semplice stipendio a fine mese? Se non ce la fate, cerca­tevi un impegno appagante al di fuori dell’am­bito lavorativo. In campo religioso, sociale o politico. Trovate attività che sappiano coin­volgere pienamente la vostra attenzione: can­tare in coro, dipingere, praticare sport. Solo così vi sentirete 'in sintonia' con voi stessi. Tutti abbiamo necessità di dare e ricevere amore, di impegnarci e di sentirci collegati a qualcosa di più grande di noi. Create le condi­zioni ideali e abbiate pazienza».

7. Coltivate l’ottimismo
Mostratevi felici, suggerisce Sonja Lyubo­mirsky, psicologa all’università della Cali­fornia. «Ho scoperto che il tasso di felicità lo possiamo influenzare attraverso il no­stro modo di agire e di pensare. Ho identi­ficato 12 attività che rendono felici, tutte cose che le persone appagate fanno sponta­neamente ». Eccole: esprimete la vostra ri­conoscenza; coltivate l’ottimismo; evitate ogni forma di ossessività per quello che fanno gli altri; siate cortesi, più del norma­le; trovate tempo per gli amici; sviluppate strategie per affrontare le difficoltà; impa­rate a perdonare; appassionatevi a qualche attività e siate pronti a esplorare nuovi orizzonti; gustatevi le gioie della vita; pun­tate sempre verso obiettivi importanti; col­tivate il senso religioso e la spiritualità. E in­fine, fare pratica.

© Guardian 2009 Traduzione di Rita Baldassarre

Hannah Booth
© CorrieredellaSera.it

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La verità è che non le piaci abbastanza

Questo è il backup di un post di "Diario del Dottor D" del 30 maggio 2009. Un autore straordinario. Un post da rileggere.

 

Il 21 maggio 2009, alle ore 18:00 circa, ho compiuto 34 anni.

 

In quel preciso istante, il mio navigatore biologico mi ha ordinato di lasciare Largo Virilità, svoltare nel Vicolo del Declino e proseguire dritto finché non incontro Piazza Andropausa.

 

Non sono triste. In fondo avere una vita sessuale è come guidare contromano a 120 all’ora inseguiti dalla polizia: molto meno divertente di come sembra al cinema. Sarò più felice senza. Sto già imparando a giocare a briscola.

 

Come gesto d’addio, sperando di essere d’aiuto a qualcuno, lascio in eredità agli esemplari più giovani tutte le cose che ho imparato sulle donne.

 

Tutte e sette.

 

1 – Esiste un metodo scientifico per stabilire a priori se una donna ci sta: quando lei ti vuole, lo capisci dal fatto che te lo dice.

 

È opinione diffusa che la mente femminile tenda a seguire percorsi un po’ più contorti rispetto a quella maschile. Secondo il luogo comune, una donna non chiede: aspetta che tu intuisca la domanda.

 

Può anche darsi che sia vero, in altre situazioni. Ma quando una donna decide che le interessa un uomo, mette da parte il codice cifrato delle allusioni e si trasforma in un treno diretto. Coi freni saltati.

 

Se lei ti vuole, te lo fa capire in modo inequivocabile. Ti segue ovunque a una distanza non superiore al mezzo metro, manco fosse il tuo cane. Si fa raccontare la storia della tua vita scendendo in dettagli che annoierebbero anche tua madre. Pur di vederti, ti invita pure alla festa per gli ottant’anni di sua nonna. Fa tutto quello che è in suo potere per scrivere in cielo che sei suo.

 

E se comunque non capisci, te lo dice in faccia.

 

Se non fa così, se ti sembra che il suo comportamento nei tuoi confronti sia anche solo ambiguo, mettiti il cuore in pace: non ci sta.

 

2 – Far cambiare idea a una donna è completamente impossibile. Questa non è una regola che ammette eccezioni; è una costante fissa dell’Universo, come la velocità della luce.

 

Non sto dicendo che le donne non cambiano mai idea. Ma se una donna cambia idea, è perché l’ha scelto lei; non perché l’hai convinta tu.

 

Solo gli ingenui e i cretini ci provano due volte con la stessa donna. Se la prima risposta è no, è altamente probabile che sia no anche la seconda, la terza e la centoventisettesima.  Allora puoi cambiare strategia; puoi corteggiarla, cercare di farla ingelosire, ignorarla apposta per vedere se è lei che cerca te. Se ti va bene sarà tutto inutile; se ti va male, nocivo.

 

L’unica reazione sensata davanti a una donna che ti rifiuta è salutarla, dimenticarti della sua esistenza e passare alla prossima.

 

3 – Le donne hanno molto più intuito in fatto di uomini di quanto gli uomini ne abbiano in fatto di donne.

 

Una donna può anche sbagliare quando dice sì; ma non sbaglia mai, mai, quando dice no. Se una donna ti rifiuta, lo fa perché un apposito settore del suo subconscio ha già delineato tutti i possibili scenari del connubio te + lei, e ha stabilito che in nessun caso sareste felici.

 

In altre parole: se una donna ti rifiuta, lo fa per il tuo bene.

 

4 – Le donne non mentono mai.

 

Di solito un uomo che mente sa di mentire: è consapevole della distanza tra la balla che sta raccontando e la realtà.

 

La coscienza femminile, invece, ha una straordinaria capacità di autoipnosi. Una donna è in grado di programmarsi per credere a qualsiasi cosa; anche se è qualcosa in plateale contrasto con la realtà oggettiva.

 

È per questo che le donne non mentono mai: prima di mentire, si convincono nel profondo che quella è la verità. E continueranno a considerarla tale, anche se dovessero sbattere violentemente il cranio contro quell’altra verità, quella vera.

 

Nota bene: al contrario di quanto potreste pensare, questa caratteristica femminile va soprattutto a vantaggio dei maschi. Se il cervello delle donne non fosse così portato a correggere o addirittura a ignorare la realtà, sono totalmente sicuro che nove uomini su dieci morirebbero vergini.

 

5 – Io non so cosa vogliono la donne, ma di sicuro non vogliono un uomo bello.

 

Mi è capitato di conoscere uomini che facevano letteralmente impazzire le donne. Uomini che, anche volendo, non potevano essere fedeli a una donna sola, perché avevano orde di ammiratrici affamate e sensuali che li aspettavano sotto casa. E nessuno di quegli uomini, neanche uno, era bello nell’accezione comune del termine.

 

Ovvio: essere belli è comunque meglio che essere brutti. Ma la bellezza, in un uomo, è come il cassettino portabicchiere in una macchina: se c’è, fa piacere. Se non c’è, non se ne accorge nessuno.

 

Questo è uno dei pochi argomenti sui quali le donne dimostrano di conoscere davvero se stesse. Il 99% del genere femminile, se interrogato in materia, dirà che non vuole l’uomo bello: vuole un tipo.

 

Cosa sia “un tipo” è una questione allo studio della comunità scientifica internazionale.

 

6 – Per conquistare una donna devi farla ridere: una delle più pietose bugie nella storia dei rapporti umani.

 

Il mito nasce dal fatto che, se una donna è innamorata di te, ride a tutte le tue battute, anche se sono così brutte che spingerebbero il Papa all’ateismo. Ma non bisogna confondere la causa con l’effetto: una donna innamorata ride perché è innamorata, non è innamorata perché ride.

 

L’umorismo non è un’arma d’assalto: è l’ultima risorsa di chi ha esaurito tutte le altre opzioni e, allora, la butta sul ridere. Di norma, non a caso, il senso dell’umorismo è la virtù di chi ha visto più sconfitte che vittorie. E nessuno, quindi neanche una donna, punta volentieri su un cavallo perdente.

 

Se cerchi di conquistare una donna facendola ridere, una risata è tutto quello che otterrai. Ho conosciuto donne che si arrapano pensando a rapper, manager, vichinghi, motociclette, bassisti di gruppi rock, perfino carabinieri. Non ho mai conosciuto una donna che sogna di farsi montare da un clown.

 

D’altronde sono loro stesse ad ammetterlo. Spesso, intervistate in tivù, dichiarano di cercare un uomo che le faccia ridere. Non è ipocrisia: è che c’è una differenza sottile, ma decisiva, tra “fa ridere” e “mi fa ridere.”

 

7 – Avrai sentito dire che la vita non è un film.

 

Questo non è del tutto vero. Esiste sul serio gente con una vita così interessante. Solo che quella gente non sei tu.

 

Quindi sì, la vita è un film, ma il protagonista è qualcun altro. Tu sei il tizio con l’ombrello che passa sullo sfondo nella scena in cui lui e lei si baciano sotto la pioggia. E no, non puoi farci niente: le comparse non hanno voce in capitolo sulla sceneggiatura. Al massimo, se il regista non è un Kubrick, puoi scegliere in che mano tenere l’ombrello.

 

Anni dopo, per caso, beccherai il film in seconda serata su Rete 4. Lo rivedrai e ti accorgerai che è proprio bello. Anche se la tua parte è così piccola che non hai nemmeno il nome nei titoli di coda, ti sentirai fiero di aver partecipato.

 

In quel momento sarai molto felice.

 

Non mi pare poco.

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Un mirevole sfoggio di buon senso e mentalità aperta, ma la mia domanda è: un uomo ha davvero tutto questo bisogno di sapere se un Dio esista o meno? Non sarebbe meglio vivere senza il concetto stesso di peccato (non agendo contro altre persone)? Scegliere di vivere bene e appieno in questa vita, per convinzione e moralità personali, piuttosto che rimandare tutta la felicità e/o cessazione del dolore ad un ipotetico "aldilà" e comportarsi rettamente per arrivare con l'alibì al cospetto di Dio? Da quando sono ateo l'unica cosa che è cambiata è che vivo meglio interiormente.

(Michele Sollecito)

 

Non so che credo professassi prima di sceglier di essere ateo, ma con tutta sincerità la chiesa a cui appartengo io non mi ha mai parlato di posticipare la mia felicità all'aldilà, quando parla di vita eterna ne evidenzia l'inizio con il concepimento e, come è facile intuire non ne stabilisce la fine. il dolore fa parte della vita e credo che anche gli atei possano facilmente riconoscerlo, attribuirgli un senso nella storia del proprio rapporto con Dio è tutto fuorchè alienazione...e il peccato ti aiuta solo a non esser ego-centrato e a vivere secondo quel buon senso che spesso non viene colto perchè osteggiato da troppe interpretazioni sui generis...
che dirti anch'io vivo meglio da quando ho scelto di esser cattolica...;-)

(Elsa Fiorentini)

 

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The Clown’s Mask Slips | Times Online

Berlusconi must answer allegations of womanising and questions about inappropriate behaviour. The quality of government is a not a private matter

The most distasteful aspect of Silvio Berlusconi’s behaviour is not that he is a chauvinist buffoon. Nor is it that he cavorts with women more than 50 years younger than himself, abusing his position to offer them jobs as models, personal assistants or even, absurdly, candidates for the European Parliament. What is most shocking is the utter contempt with which he treats the Italian public.

The ageing Lothario may find it amusing, or even perhaps daring, to act the playboy, boasting of his conquests, humiliating his wife and making comments that to many women are grotesquely inappropriate. He is not the first or the only one whose undignified behaviour is inappropriate to his office. But when legitimate questions are asked about relationships that touch on the scandalous and newspapers challenge him to explain associations that, at best, are puzzling, the clown’s mask slips. He threatens those newspapers and televisions stations that he controls, invokes the law to protect his “privacy”, issues evasive and contradictory statements and then melodramatically promises to resign if he is caught lying.

Mr Berlusconi’s private life is, of course, private. But as President Clinton found, scandal does not become high office. To his critics, Mr Berlusconi retorts that he still commands high popularity ratings, is very much in control of his Government and will not be intimidated by what he calls opposition attempts to smear him. Many may also say that Italy is not America: that the puritan ethic framing standards in the US has never dominated Italian public life, and that few Italians are shocked by womanising. This is patronising nonsense. Italians understand just as well as Americans what is and what is not acceptable. And like Americans, they regard a cover-up as contemptible.

Few media outlets in Italy are able to make this point without fear of retribution. But to its credit La Repubblica has continually raised questions about the Prime Minister’s relationship with the 18-year-old Noemi Letizia, whose birthday gift of a necklace was the pretext for Mrs Berlusconi’s divorce action. To most of these questions, on the lips of every bemused Italian voter, there has been no satisfactory answer. When and how did he meet her family? Did Mr Berlusconi ask for photographs from a model agency and initiate contact with Ms Letizia? What truth is there in reports that dozens of young women were invited to parties at his Sardinian villa?

Mr Berlusconi has promised to explain everything to parliament. But he can hardly have reassured his critics with his weekend injunction blocking publication of about 700 photographs purporting to show what went on at these parties. Nor is he helped by his hapless Foreign Minister, who attempted to defend his boss by pointing out that the age of consent in Italy was 14 — as if this were relevant.

Does it all matter? Some Italians will say no. Others will say it is no business of outsiders. But Italian voters, in the run-up to the European elections, ought to reflect on how their Government is run, on the candidates thought suitable for Strasbourg and on the level of prime ministerial candour during political and economic turmoil.

It concerns others too. Italy hosts the G8 meeting this year. Important discussions are taking place in that forum, where Western governments are pressing for greater co-operation in combating terrorism and international crime. Mr Berlusconi sees himself as a friend of Vladimir Putin. His country is an important member of Nato. It is also part of the eurozone, which is being tested by the global financial crisis. It is not only Italian voters who wonder what is going on. So do Italy’s nonplussed allies.

Source: Times Online

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Elettrosmog - Wifi? Un giorno sarà vietato

(Da un'intervista su METRO)

Professore, perché non si parla più di elettrosmog?

Per le interferenze delle aziende con la ricerca. La gente si sente meno minacciata. Otto anni fa i ripetitori erano percepiti come un pericolo. Poi, con il mercato saturo i gestori si sono concentrati sulle celle del wi-fi. Nessuno le vede e si preoccupa, tranne gli elettrosensibili.

E invece?

E invece tutto questo provocherà gli stessi danni del tabacco. Arriverà un giorno in cui nei locali ci saranno le stanze senza wireless, per garantire la salute degli avventori.

Cosa bisogna fare?

Tornare alle tecnologie su filo, prima possibile.


prof. Angelo Levis, docente di Mutagenesi dell'Università di Padova (CV | ApplElettrosmog)

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Una nuova tempesta mediatica contro il Papa

Di ritorno dall’Africa, appena atterrato a Roma in un pomeriggio soleggiato, il Papa avrebbe esclamato con i giornalisti: “Che bel tempo, oggi!”.

Questa frase imprudente ha sollevato nel mondo emozione e perplessità e sta alimentando una polemica crescente. Riportiamo alcune delle reazioni più significative.

L’arcivescovo di Salisburgo: “Ribadiamo la piena fedeltà della Chiesa austriaca al Pontefice e ci stringiamo a lui. Ma è spontaneo chiedersi se per caso egli non voglia far regredire la Chiesa ad una setta animista di adoratori del sole. Dopo tale frase, il numero di persone che chiedono la cancellazione dai registri fiscali per il sostegno alla Chiesa cattolica è considerevolmente aumentato

Alain Juppé, ex primo ministro francese e ora sindaco di Bordeaux: “Nell’istante in cui il papa pronunziava queste parole, a Bordeaux pioveva a catinelle. Questa contro-verità, prossima al negazionismo, mostra che il papa vive in uno stato di totale autismo. Questo distrugge, se ve n’era ancora bisogno, il dogma dell’infallibilità pontificale".

Il Rabbino-Capo di Roma: “Come si può ancora pretendere che faccia bello dopo la Shoah? Solo il giorno in cui si deciderà a farmi visita alla Sinagoga di Roma allora, forse, potremo insieme verificare come sarà il tempo

Margherita Hack, astronoma e astrofisica: “Affermando senza mezzi termini e senza prove obbiettive indiscutibili “che bel tempo oggi”, il papa dimostra il disprezzo ben noto della Chiesa per la Scienza, che combatte il dogmatismo da sempre. Che cosa c’è di più soggettivo e di più relativo di questa nozione di “bello”? Su quali prove sperimentali indiscutibili si appoggia? I meteorologi e gli specialisti della materia non sono giunti a mettersi d’accordo sul punto nell’ultimo Colloquio Internazionale a Caracas. E ora Benedetto XVI, ex cathedra, pretende decidere lui con tale arroganza. Si vedranno presto accendere roghi per tutti quelli che non concordano interamente con la nozione papalina di bello e cattivo tempo?

L’Associazione delle Vittime del Riscaldamento Globale: “Come non vedere in questa dichiarazione provocatoria un insulto per tutte le vittime passate, presenti e future dei capricci del clima, delle inondazioni, degli tsunami, della siccità? Questa acquiescenza al “tempo che fa” mostra chiaramente la complicità della Chiesa con questi fenomeni distruttori, nei quali pretende vedere disegni “provvidenziali” di un Dio vendicatore e punitivo. E, quel che è peggio, simile attitudine non fa che incoraggiare coloro che causano il riscaldamento del pianeta, poiché potranno ora far valere l’avallo del Vaticano.

Il Consiglio Mondialista: “Il papa finge di dimenticare che mentre splende il sole a Roma, una parte del pianeta è sprofondata nell’oscurità notturna. Ecco un segno intollerabile di disprezzo per vastissime porzioni del mondo e un chiaro segno, se ve n’era ancora bisogno, dell’eurocentrismo neocoloniale di questo papa tedesco”.

Il Direttivo americano delle Associazioni femministe: “Perché il papa ha voluto dire “che bel tempo” usando termini che, nell’originale in italiano della frase, sono al maschile? Avrebbe potuto benissimo utilizzare parole femminili come “che bella giornata”, o meglio ancora “che tempo attraente”, usando così un aggettivo “inclusivo” perché non declinabile differentemente al maschile al femminile. E’ evidente che questo papa, che già ha fatto condannare la formula del battesimo e delle benedizioni non maschilista (“In the name of the Creator, the Redeemer and the Sanctifier”), mostra ad ogni occasione il suo attaccamento ai principi più retrogradi. E’ sconsolante che nel 2009 si sia ancora a tali punti di arretratezza

La Lega dei Diritti dell’Uomo: “Questo tipo di dichiarazioni non può che ferire profondamente tutte le persone che hanno della realtà uno sguardo diverso da quello del papa. Pensiamo in particolare alle persone immobilizzate in ospedale, o imprigionate, il cui orizzonte di limita a quattro mura; e così pure alle vittime di malattie rare i cui sensi non permettono di percepire lo stato della situazione atmosferica. C’è qui, è evidente, una volontà di discriminazione tra il “bello”, secondo il canone ellenizzante che si vorrebbe imporre a tutti (a scapito delle minoranze, degli afroamericani e di ogni concetto di 'inculturazione'), e coloro che, per scelta o per impossibilità, percepiscono le cose in modo differente. Noi proporremo a titolo dimostrativo querele giudiziarie per discriminazione contro questo papa”.

Alberto Melloni, della Scuola di Bologna: “Si vede bene la profonda differenza tra questo papa introverso e chiuso in sé e nel suo mondo sorpassato, che si limita ad un’osservazione climatica senza trarne le dovute conseguenze, ed invece la paterna apertura al mondo di Papa Giovanni XXIII che, dopo aver osservato la luna in cielo, invitava tutti a portare ai loro bambini la carezza del Papa. A quando un Giovanni XXIV che riprenda in mano la spinta dello Spirito conciliare, che gli ultimi papi hanno tentato di soffocare?

Beppe Severgnini, giornalista: “Il Papa è il Papa. Punto. Ma non si può non pensare con un po’ di nostalgia che Giovanni Paolo II le stesse parole le avrebbe dette magari in romanesco (“ggiornata bbona!”) e agitando lo zucchetto bianco ai fedeli che lo riaccoglievano a casa”.


L’Osservatore Romano ha pubblicato una versione leggermente differente delle parole esatte del Papa (egli avrebbe detto, secondo l’Osservatore: “qualcuno potrebbe dire che faccia bel tempo”). Ma le registrazioni audio e video dei giornalisti hanno smentito la versione edulcorata. Molti hanno anche attaccato l’ingenuità di P. Lombardi che, pur essendo al fianco del Papa, non è intervenuto per impedire quell’affermazione o subito chiarirne meglio il senso.

Membri influenti della Curia hanno tentato di attenuare la gravità della frase del Papa, facendo rilevare la sua stanchezza dopo il viaggio africano, vista la avanzatissima età del Pontefice, nonché dichiarando che la frase incriminata è stata mal compresa e voleva avere un significato teologico-metafisico e non climatico, come grossolanamente è stata interpretata.

Ma la polemica non accenna a placarsi.

(fonte: Messainlatino.it)

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Il Cluetrain Manifesto

95 TESI

  1. I mercati sono conversazioni.
  2. I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
  3. Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.
  4. Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.
  5. Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.
  6. Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.
  7. Gli iperlink sovvertono la gerarchia.
  8. Sia nei mercati interconnessi che tra i dipendenti delle aziende intraconnessi, le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.
  9. Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.
  10. Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.
  11. Le persone nei mercati in rete sono riuscite a capire che possono ottenere informazioni e sostegno più tra di loro, che da chi vende. Lo stesso vale per la retorica aziendale circa il valore aggiunto ai loro prodotti di base.
  12. Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti.
  13. Ciò che accade ai mercati accade anche a chi lavora nelle aziende. L’entità metafisica chiamata "L’Azienda" è la sola cosa che li divide.
  14. Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.
  15. Appena tra qualche anno, l’attuale "omogeneizzata" voce del business – il suono della missione aziendale e delle brochures – sembrerà artefatta e artificiale quanto il linguaggio della corte francese nel settecento.
  16. Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno.
  17. Se le aziende pensano che i loro mercati online siano gli stessi che guardavano le loro pubblicità in televisione, si stanno prendendo in giro da sole.
  18. Le aziende che non capiscono che i loro mercati sono ormai una rete tra singoli individui, sempre più intelligenti e coinvolti, stanno perdendo la loro migliore occasione.
  19. Le aziende possono ora comunicare direttamente con i loro mercati. Se non lo capiscono, potrebbe essere la loro ultima occasione.
  20. Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro.
  21. Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po’ di senso dell’umorismo.
  22. Avere senso dell’umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po’ di umiltà, parlar chiaro e un onesto punto di vista.
  23. Le aziende che cercano di "posizionarsi" devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.
  24. Vanterie ampollose del tipo "Siamo posizionati per essere il primo fornitore di XYZ" non costituiscono un posizionamento.
  25. Le aziende devono scendere dalla loro torre d’avorio e parlare con la gente con la quale vogliono entrare in contatto.
  26. Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una paura tremenda dei loro mercati.
  27. Parlando con un linguaggio lontano, poco invitante, arrogante, tengono i mercati alla larga.
  28. Molti programmi di marketing si basano sulla paura che il mercato possa vedere cosa succede realmente all’interno delle aziende.
  29. Elvis l’ha detto meglio di tutti: "Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda".
  30. La fedeltà a una marca è la versione aziendale della coppia fissa, ma la rottura è inevitabile ed è in arrivo. Poiché sono in rete, i mercati intelligenti possono rinegoziare la relazione con incredibile rapidità.
  31. I mercati in rete possono cambiare fornitore dalla sera alla mattina. I lavoratori della conoscenza in rete possono cambiare datore di lavoro nel tempo dell’intervallo del pranzo. Le vostre "iniziative di downsizing" ci hanno insegnato a domandarci "La fedeltà? Cos’è?"
  32. I mercati intelligenti troveranno i fornitori che parlano il loro stesso linguaggio.
  33. Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società. E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono.
  34. Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della loro comunità.
  35. Ma prima, devono appartenere a una comunità.
  36. Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa.
  37. Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità, allora non hanno mercato.
  38. Le comunità umane sono basate sulla comunicazione – su discorsi umani su problemi umani.
  39. La comunità della comunicazione è il mercato.
  40. Le aziende che non appartengono a una comunità della comunicazione sono destinate a morire.
  41. Le aziende fanno della sicurezza una religione, ma si tratta in gran parte di una manovra diversiva. Più che dai concorrenti, la maggior parte si difende dal mercato e dai suoi stessi dipendenti.
  42. Come per i mercati in rete, le persone si parlano direttamente anche dentro l’azienda – e non proprio di regole e regolamenti, comunicazioni della direzione, profitti e perdite.
  43. Queste conversazioni si svolgono oggi sulle intranet aziendali. Ma solo quando ci sono le condizioni.
  44. Di solito le aziende impongono l’intranet dall’alto, per distribuire documenti sulla politica del personale e altre informazioni aziendali che i dipendenti fanno del loro meglio per ignorare.
  45. Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete.
  46. Una intranet in buona salute organizza i dipendenti nel più ampio significato del termine. Il suo effetto è più radicale di qualsiasi piattaforma sindacale.
  47. Se questo spaventa a morte le aziende, è pur vero che esse dipendono fortemente dalle intranet aperte per far emergere e condividere le conoscenze più importanti. Devono resistere all’impulso di "migliorare" o tenere sotto controllo queste conversazioni in rete.
  48. Quando le intranet aziendali non sono condizionate da timori o da un eccesso di regole, incoraggiano un tipo di conversazione molto simile a quella dei mercati in rete.
  49. Gli organigrammi funzionavano nella vecchia economia, in cui i piani dovevano essere ben compresi da tutta la piramide gerarchica e dettagliati piani di lavoro potevano scendere dall’alto.
  50. Oggi, l’organigramma è fatto di link, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza vince su quello per l’autorità astratta.
  51. Gli stili di management basati sul comando e sul controllo derivano dalla burocrazia e al tempo stesso la rafforzano. Il risultato sono la lotta per il potere e una cultura di impresa paranoica.
  52. La paranoia uccide la conversazione. Questo è il punto. Ma la mancanza di conversazione uccide le aziende.
  53. Ci sono due conversazioni in corso. Una all’interno dell’azienda, l’altra con il mercato.
  54. Nessuna delle due va bene, nella maggior parte dei casi. Quasi sempre, alla base del fallimento ci sono le vecchie idee di comando e controllo.
  55. Come politica di impresa, queste idee sono velenose. Come strumenti, sono fuori uso. Comando e controllo sono visti con ostilità dai lavoratori della conoscenza e con sfiducia dai mercati online.
  56. Queste due conversazioni vogliono parlare l’una con l’altra. Parlano lo stesso linguaggio. Si riconoscono l’un l’altra dalla voce.
  57. Le aziende intelligenti si faranno da parte per far accadere l’inevitabile il prima possibile.
  58. Se la volontà di farsi da parte è presa come parametro del quoziente di intelligenza, allora veramente poche aziende si mostrano rinsavite.
  59. Seppur subliminalmente, milioni di persone sulla rete percepiscono ormai le aziende come strane finzioni legali che fanno di tutto perché queste due conversazioni non si incontrino.
  60. Questo è suicidio. I mercati vogliono parlare con le aziende.
  61. E’ triste, ma la parte di azienda con cui i mercati vogliono parlare è spesso nascosta dietro una cortina di fumo, il cui linguaggio suona falso – e spesso lo è.
  62. I mercati non vogliono parlare con ciarlatani e venditori ambulanti. Vogliono partecipare alle conversazioni che si svolgono dietro i firewall delle aziende.
  63. Sveliamoci e parliamo di noi: quei mercati siamo Noi. Vogliamo parlare con voi.
  64. Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, né dei vostri siti Internet sovraccarichi di bella grafica ma senza alcuna sostanza.
  65. Noi siamo anche i dipendenti che fanno andare avanti le vostre aziende. Vogliamo parlare ai clienti direttamente, con le nostre voci e non con i luoghi comuni delle brochures.
  66. Come mercati, come dipendenti, siamo stufi a morte di ottenere le informazioni da un lontano ente di controllo.
  67. Come mercati, come dipendenti, ci domandiamo perché non ci ascoltate. Sembrate parlare una lingua diversa.
  68. Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parlate in giro – nella stampa, ai congressi – cosa ha a che fare con noi?
  69. Forse fate una certa impressione sugli investitori. Forse fate una certa impressione in Borsa. Ma su di noi non fate alcuna impressione.
  70. Se non fate alcuna impressione su di noi, i vostri investitori possono andare a fare un bagno. Non lo capiscono? Se lo capissero, non vi lascerebbero parlare così.
  71. Le vostre vecchie idee di "mercato" ci fanno alzare gli occhi al cielo. Non ci riconosciamo nelle vostre previsioni – forse perché sappiamo di stare già da un’altra parte.
  72. Questo nuovo mercato ci piace molto di più. In effetti, lo stiamo creando noi.
  73. Siete invitati, ma è il nostro mondo. Levatevi le scarpe sulla soglia. Se volete trattare con noi, scendete dal cammello.
  74. Siamo immuni dalla pubblicità. Semplicemente dimenticatela.
  75. Se volete che parliamo con voi, diteci qualcosa. Tanto per cambiare, fate qualcosa di interessante.
  76. Abbiamo qualche idea anche per voi: alcuni nuovi strumenti, alcuni nuovi servizi. Roba che pagheremmo volentieri. Avete un minuto?
  77. Siete troppo occupati nel vostro business per rispondere a un’e-mail? Oh, spiacenti, torneremo. Forse.
  78. Volete i nostri soldi? Noi vogliamo la vostra attenzione.
  79. Interrompete il viaggio, uscite da quell’auto-coinvolgimento nevrotico, venite alla festa.
  80. Niente paura, potete ancora fare soldi. A patto che non sia l’unica cosa che avete in mente.
  81. Avete notato che di per sé i soldi sono qualcosa di noioso e a una sola dimensione? Di cos’altro possiamo parlare?
  82. Il vostro prodotto si è rotto. Perché? Vorremmo parlare col tipo che l’ha fatto. La vostra strategia aziendale non significa niente. Vorremmo scambiare due parole con l’amministratore delegato. Che vuol dire che "non c’è"?
  83. Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni di noi almeno quanto prendete sul serio un solo reporter del Wall Street Journal.
  84. Conosciamo alcune persone della vostra azienda. Sono piuttosto bravi online. Ne nascondete altri, di bravi? Possono uscire ed entrare in gioco anche loro?
  85. Quando abbiamo delle domande, ci cerchiamo l’un l’altro per le risposte. Se non esercitaste un tale controllo sulle "vostre persone", sarebbero anche loro tra le persone che cercheremmo.
  86. Quando non siamo occupati a fare il vostro "mercato target", molti di noi sono le vostre persone. Preferiamo chiacchierare online con gli amici che guardare l’orologio. Questo farebbe conoscere il vostro nome molto di più del vostro sito internet da un milione di dollari. Ma siete voi a dirci che è la Divisione Marketing che deve parlare al mercato.
  87. Ci piacerebbe che sapeste cosa sta succedendo qui. Sarebbe davvero bello. Ma sarebbe un grave errore pensare che ce ne stiamo con le mani in mano.
  88. Abbiamo di meglio da fare che preoccuparci se riuscirete a cambiare in tempo. Il business è solo una parte della nostra vita. Sembra essere invece tutta la vostra. Pensateci: chi ha bisogno di chi?
  89. Il nostro potere è reale e lo sappiamo. Se non riuscite a vedere la luce alla fine del tunnel, arriverà qualcuno più attento, più interessante, più divertente con cui giocare.
  90. Anche nel peggiore dei casi, la nostra nuova conversazione è più interessante della maggior parte delle fiere commerciali, più divertente di ogni sitcom televisiva, e certamente più vicina alla vita di qualsiasi sito web aziendale.
  91. Siamo leali verso noi stessi, - i nostri amici, i nostri nuovi alleati, i nostri conoscenti, persino verso i nostri compagni di battute. Le aziende che non fanno parte di questo mondo non hanno nemmeno un futuro.
  92. Le aziende stanno spendendo miliardi di dollari per il problema dell’Anno 2000. Come fanno a non sentire la bomba a orologeria nei loro mercati? La posta in gioco è persino più alta.
  93. Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni sembrano il Muro di Berlino di oggi, ma in realtà sono solo una seccatura. Sappiamo che stanno crollando. Lavoreremo da entrambe le parti per farle venire giù.
  94. Alle aziende tradizionali le conversazioni online possono sembrare confuse. Ma ci stiamo organizzando più rapidamente di loro. Abbiamo strumenti migliori, più idee nuove, nessuna regola che ci rallenti.
  95. Ci stiamo svegliando e ci stiamo linkando. Stiamo a guardare, ma non ad aspettare.

La traduzione italiana è di Luisa Carrada
www.mestierediscrivere.com

 

www.cluetrain.com

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Backup [falso idillio]

(Backup di questo splendido post: se un giorno sparirà, qui si ricorderà)



Fabula rasa


1
un programmatore megalomane inserisce un codice nei suoi prodotti che li spingono a venerarlo.

2
un uomo sogna di dover ridare l'esame di maturità, benché laureato. Con suo disappunto nel sogno la cosa appare normale. Nel frattempo la moglie accanto a lui sogna che tutti i suoi vestiti sono spariti. Quando si sveglia, l'uomo è solo, e non è mai stato sposato.

3
un uomo ruba un quadro che raffigura un uomo che ruba un quadro che raffigura un uomo che ruba un quadro che raffigura un uomo che ruba un quadro... Il pittore, seccato, dipinge un altro quadro in cui un pittore brucia un quadro in cui un pittore brucia un quadro in cui un pittore brucia un quadro in cui un uomo ruba un quadro, piuttosto bruciaticcio.

4
una donna spinge una carrozzina sulle strisce pedonali. Il figlio che vi dorme dentro un giorno sposerà la figlia dell'uomo che ha rallentato l'auto per lasciarla passare. Abiteranno a Viterbo.

5
una donna sola ma distratta legge ogni giorno sul treno romanzi d'amore. Un uomo di professione scrittore si siede ogni giorno di fronte a lei in silenzio sperando di notare interesse nei suoi confronti. Una volta la donna alza gli occhi e lo osserva. Ma nel libro lui ha appena lasciato lei per una pallavolista ucraina. La donna abbassa gli occhi, disgustata da tanta crudeltà narrativa. Lui arrossisce di vergogna.

6
un uomo scrive un libro comico di grande successo, in cui imita lo stile di un superfilosofo molto noto, suscitando ilarità generale. Tremila anni dopo gli archeologi ritrovano il libro, unico della sua epoca a essere sopravvissuto. Nei mille anni di prosperità che seguono intere generazioni di studiosi lo leggono riverenti, ma nessuno capisce mai nemmeno una battuta.

7
un uomo scrive una parodia di un romanzo molto noto, suscitando ilarità generale. Il romanziere, uomo riservato di cui non esiste alcuna immagine, se ne risente e lo denuncia. Al processo tuttavia il querelante non si presenta, al suo posto invia una memoria in cui ritira la querela. Il processo viene annullato. All'uscita del tribunale il parodista si fa fotografare sorridente in pubblico con il romanzo parodizzato bene in vista nella mano; la foto finisce su tutti i giornali. Giunto a casa, egli la ritaglia, la incornicia e la pone accanto al manoscritto del romanzo.

8
un uomo ascolta  in sogno una musica bellissima, più profonda e toccante di tutte quelle mai ascoltate finora. Al mattino è rapito ed entusiasta: cerca di corsa un foglio per trascrivere tutto ciò che ricorda e risuona ancora in lui, sempre più flebile. Di colpo, con la matita in mano, si ricorda di non saper scrivere le note.

9
un uomo cammina sul bordo del marciapiede. È vestito troppo elegante per i suoi gusti e per il clima. Il passo è spedito ma insicuro, sbanda, due dita sono stabilmente infilate nel colletto ad allargare il nodo della cravatta. Oggi tutto congiura contro di lui. Un regolare e lento meccanismo lo sta catapultando nella disgrazia, e non può farci nulla. Trascina una valigia, come chi disperi che un aereo per un posto sconosciuto sia la soluzione. Fugge, ma non sa ancora da cosa, o perché. Sa che tutto sta crollando sotto un’estate sospesa e canicolare.

10
una donna prende un impegno gravoso senza riflettere, per leggerezza. Più passa il tempo più si accorge che non sarà in grado di assolverlo. Presa dall'ansia, non sa cosa fare: non può più rinunciare e nemmeno proseguire. È immobile.

11
un uomo di una certa età ha perduto la capacità di distinguere il presente dal passato e vede le persone così come le ricorda da giovani. A un angolo di strada ferma la moglie e indicando dice: "Guarda, è Maria, non è cambiata per niente". La moglie china il capo e mormora qualcosa di spiacevole all'indirizzo di un'anziana sull'altro lato della strada. La sua rivale, sessanta anni fa. In effetti il tempo non è passato.

12
un uomo ha un piccolo bar in una zona ben frequentata. Ha lo stesso viso e lo stesso modo di fare di quando aveva quattordici anni, anche se ora comincia ad avere qualche capello bianco. Quando non ci sono clienti si pianta sulla porta d'ingresso fumando una sigaretta e scuotendo il capo, e fa gli stessi pensieri idioti di allora.

13
i fiori gialli crescono come sempre nel prato. I bambini che ci giocavano girandoseli tra le dita ora sono uomini fatti.

14
un uomo molto pigro sogna la trama di uno splendido romanzo. Sveglio, se l'appunta su un foglio. Ma è troppo pigro per scriverlo davvero, così col tempo se ne dimentica. Negli anni successivi si troverà a vivere tutti i passaggi di quel romanzo nella sua esistenza. Malauguratamente, nel ruolo di un personaggio secondario.


15

In un luogo sorgono ventinove città, poste in mare una dietro l'altra su piattaforme quadrate, sollevate dall'acqua da un gradino di marmo. Sono collegate tra loro da una strada di granito, che in qualche punto si interrompe per riprendere più avanti, lasciandone così isolate alcune. A volte sono minuscoli villaggi immersi nel verde da cui emerge solo il campanile, altre volte sono piccole cittadine che occupano tutta la piattaforma. Passando a mezza quota in aereo le puoi vedere una dopo l'altra nel mare tempestoso e grigio, ed è uno spettacolo che crea una vaga inquietudine.

16
un uomo deciso ma un po' sbadato esce di casa e passeggia per una via affollata di passanti. Dopo un'ora, guardandosi in una vetrina, si rende conto di aver messo la maglietta a rovescio; le cuciture interne fanno bella mostra di sé. Imbarazzato vorrebbe togliersela, ma non può farlo davanti a tutti. Resta immobile un istante, poi di colpo allarga le braccia e le alza con decisione: tutto l'universo in quel momento si rovescia su se stesso come un guanto, ripristinando l'ordine alterato. Così è nato il mondo che conosciamo.

17
un bambino si diverte a gettare acqua dentro un formicaio, sotto un platano vicino a casa sua. L'erba e il tronco di quell'albero gli resteranno impressi nella mente per tutta la vita, senza che lui lo nemmeno sappia. Il che rende inutile questo appunto.

18
un uomo cerca sempre di portare la pace e di non contraddire nessuno. Non contraddice il primo che attacca il secondo, non contraddice il secondo che offende il terzo, non contraddice il terzo che ingiuria il quarto. Non fa in tempo a non contraddire il quarto che, tutti assieme, lo prendono a pugni.

19
un uomo crede di amare una donna. Osserva con attenzione i sintomi: strani sogni, pensieri inaspettati, aspettative, lievi alterazioni biochimiche che agiscono sui suoi stati emotivi. Eppure quasi non la conosce. Certe cose infatti accadono solo nei libri o nei brevi racconti. Fermo sulla soglia, si chiede se precipitare gli procurerà questa volta più gioie o più ferite. In realtà crede soltanto di essere fermo, allo stesso modo in cui crede di amare: è tutto il racconto che precipita e si accartoccia come un foglio nel fuoco.

20
un bambino gioca a calcio ai giardini. Ha sette anni e sogna di diventare un grande portiere. Il nonno gli scatta una foto. Le impiegate passano veloci nei vialetti del parco rincasando. Una di loro compare nella foto, in alto a destra. Rimarrà solo un camminare confuso, e un volto dolce.

21
un ragazzo straniero sta appoggiato a un palo all'uscita di un bar. Osserva un gruppo di ragazzi in crocchio che scherzano a pochi metri da lui. Una parte di lui vorrebbe essere tra di loro ma un'altra vorrebbe dimenticarsi che esistono, e di esistere. Perso in questi pensieri, si è scordato del suo compito.

22
un bambino pensa spesso al futuro e si immagina che ne sarà di lui da vecchio. Ci pensa continuamente anche se non si accorge di farlo, è come un sottofondo o una musica che si porta sempre dietro mentre pensa ad altro. Si chiede chi deve diventare e cosa accadrà e come saranno le cose a quel punto. Si immagina anziano mentre osserva la sua vita a ritroso. È qui che guarda là che riguarda qui, in uno specchio rovesciato. Come se volesse piegare il tempo in un anello ritorto: questo.

23
una persona conduce una doppia vita. Di giorno è un brillante e colto uomo di mondo, abile seduttore, viaggiatore, parlatore sagace e viveur di classe. Ma di notte all'insaputa di tutti, davanti alla televisione diventa un impiegato di concetto anonimo e ordinario, sfoga i suoi bassi istinti in vizi segreti e perversioni casalinghe, coltiva passioni e odi nascosti, inconfessati e si stordisce in degradanti paradisi artificiali. Un vero criminale.

24
un barista di cinquant'anni, scapolo, che lavora in un fast food del centro, si ammala di cancro al polmone. Continua a lavorare, anche se il suo aspetto è ogni giorno più smagrito. Alla sera torna al suo appartamento, dove si cucina qualcosa. Sembra un'ombra. Dopo la sua morte, un barbone che frequenta quel fast food chiede a una giovane barista dove sia finito quell'uomo. "Lui aveva quella sua malattia" dice lei. "L'avevo visto che era magro per la sua età" dice lui. Discutono di quanti anni avesse effettivamente.

25
un uomo rimasto solo decide che è ora di smetterla con i rimpianti. Chiama la ditta di traslochi e fa portare via il letto matrimoniale e tutti quei mobili pieni di ricordi. Questa notte dormirà nella stanza accanto, su un altro letto, singolo. Al mattino si sveglia strano, e con un terribile torcicollo.

26
un uomo viaggia in metropolitana seduto in fianco a una ragazza dai capelli lunghi e rossi, assorta nella lettura di un libro. Guardandone distrattamente le pagine si rende conto che il protagonista del libro è un uomo con il suo stesso nome. Incuriosito continua a leggere senza dare nell'occhio: il libro parla effettivamente di lui e sembra descrivere esattamente tutta la sua storia: in quella pagina, quasi alla fine della lunghezza complessiva del volume, si racconta di come sia seduto in metropolitana vicino a una ragazza assorta nella lettura. La ragazza chiude il libro e fa per alzarsi. Lui vede il titolo sulla copertina: Una vita. Prima che possa scuotersi dallo stupore e rivolgerle la parola, il treno giunge alla stazione, lei si alza, scende, le porte si richiudono. Alla fermata successiva l'uomo si precipita fuori sconvolto, sale le scale e corre in una libreria, chiede del libro, lo compra, paga in tutta fretta e mentre esce lo sfoglia avidamente. Vi si narra la storia di una ragazza dai capelli lunghi e rossi.

27
un uomo solitamente trasandato decide di pulire finalmente la sua casa. Dedica un giorno intero a lavare e spolverare ogni cosa. Compiuta l’opera, è stanco e va a dormire. Il giorno dopo va al lavoro come sempre. A sera rientra nella sua casa pulita, si siede sulla sua sedia pulita, e osserva a lungo la stanza pulita. Non accende nemmeno il televisore pulito. Ogni cosa se ne sta immobile. Silenziosa e pulita. Pensa a come portare quest’ordine impossibile dentro di sé, ma non sa da dove partire. Non c’è un detersivo adeguato.

28
una donna esce per la pausa pranzo e va al parco. Si siede su una panchina, infila l'auricolare del microtelefono nell'orecchio, compone un numero a caso e inizia a inveire nervosamente. Caduta la linea, compone un altro numero a caso e ripete l'operazione. Fa così tutti i giorni per mesi, per anni. Finita l'ora di pausa, ogni volta, si alza e torna in ufficio. Un giorno le risponde un uomo dicendo: "Io mi ricordo di lei, mi ha già chiamato qualche anno fa". La donna tronca la comunicazione, resta in silenzio per qualche istante, fissando il vuoto. Poi si alza e tornando in ufficio getta il telefono in un cestino.

29

un narratore scrive solo storie di tre righe ma vive in un paese di logorroici in cui tutti lo prendono per matto.

 

 

 

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b.georg

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