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Un mirevole sfoggio di buon senso e mentalità aperta, ma la mia domanda è: un uomo ha davvero tutto questo bisogno di sapere se un Dio esista o meno? Non sarebbe meglio vivere senza il concetto stesso di peccato (non agendo contro altre persone)? Scegliere di vivere bene e appieno in questa vita, per convinzione e moralità personali, piuttosto che rimandare tutta la felicità e/o cessazione del dolore ad un ipotetico "aldilà" e comportarsi rettamente per arrivare con l'alibì al cospetto di Dio? Da quando sono ateo l'unica cosa che è cambiata è che vivo meglio interiormente.
(Michele Sollecito)
Non so che credo professassi prima di sceglier di essere ateo, ma con tutta sincerità la chiesa a cui appartengo io non mi ha mai parlato di posticipare la mia felicità all'aldilà, quando parla di vita eterna ne evidenzia l'inizio con il concepimento e, come è facile intuire non ne stabilisce la fine. il dolore fa parte della vita e credo che anche gli atei possano facilmente riconoscerlo, attribuirgli un senso nella storia del proprio rapporto con Dio è tutto fuorchè alienazione...e il peccato ti aiuta solo a non esser ego-centrato e a vivere secondo quel buon senso che spesso non viene colto perchè osteggiato da troppe interpretazioni sui generis...
che dirti anch'io vivo meglio da quando ho scelto di esser cattolica...;-)
(Elsa Fiorentini)